Buonasera a tutti!
Oggi voglio segnalarvi la campagna crowdfunding di Silvia per il suo libro 'La città che non dimentica'. Di seguito troverete tutte le informazioni oltre che un estratto gentilmente offerto dall'autrice!
Titolo: La città che non dimentica
Autrice: Silvia Tettamanti
Edito da: Bookabook
Link al preordine: Clicca qui
Trama
Tra vicoli che respirano, chiavi che sfuggono e una radio che sussurra enigmi, Bice scopre che il mistero è dentro la memoria.
Bice, appassionata di gialli, vive tra ricordi sfocati e un presente sospeso. A Busto Arsizio un assassino lascia corpi perfetti, senza fretta, firmando ogni delitto con un odore di limone inconfondibile. Nessuno sa chi sia o perché agisca, ma Bice decide di affrontare il mistero. Aiutata dalla figlia Deva e dalle amiche, trasforma la confusione in indizi, seguendo segnali criptici tra vicoli, chiavi che spariscono e la voce de La Zanzara. Tra paura e lucidità, Bice affronta una città che osserva, registra e reagisce. In un gioco tra realtà e memoria, tra caos e ordine domestico, scopre che la chiave per fermare l’assassino è restare insieme: la famiglia diventa rifugio e guida. In questo noir psicologico, ogni dettaglio conta e nulla è ciò che sembra.
Perché lo hai scritto?
Ho scritto questo libro perché ero arrabbiata: dopo una diagnosi a una persona a me cara, la rabbia e la paura si sono trasformate in conoscenza. Studiando la malattia, ho immaginato una donna che la viveva. Durante una lunga degenza in ospedale, la mia antipatia per alcune figure professionali è diventata la fantasia estrema di punirle, dando vita a un noir dove la rabbia e il controllo diventano narrazione.
Estratto
Bice aprì gli occhi e si trovò in un vicolo che non ricordava di aver mai visto, o forse sì, ma le immagini erano sfocate come fotografie lasciate troppo a lungo al sole. I lampioni tremolavano, rossi e gialli, e la loro luce pareva respirare, gonfiarsi e sgonfiarsi come se il tempo stesso fosse diventato un organo vivente. Una foglia morta rotolava contro la sua scarpa e Bice esitò un istante a toccarla, perché il tatto le sembrava distorto, come se il mondo le sfuggisse tra le dita, eppure la riconosceva: era reale, reale quanto il nome che le avevano imposto e che lei non aveva mai perdonato, Bice, breve, antico, inutile, una parola che portava con sé un peso invisibile, un marchio dei suoi genitori che lei non aveva mai scelto, una condanna a essere sempre se stessa senza poter essere qualcun altro, Nostalgica del Futuro, come amava definirsi, una donna che viveva tra il ricordo e l’anticipazione, tra ciò che dimenticava e ciò che già sapeva che sarebbe scomparso.
Davanti a lei giaceva un cadavere, e Bice lo guardava senza sapere da dove venisse, se fosse lì da ore o da giorni, se fosse colpa sua o solo una coincidenza del destino, mentre il profumo di ferro e terra le riempiva le narici e per un attimo si sentì certa, poi come sempre la certezza svanì, dissolta in un’ombra di confusione che aveva imparato a conoscere troppo bene. Tirò fuori il taccuino dalla tasca: le pagine erano piene di nomi, date, numeri e appunti che lei stessa non ricordava di aver scritto, alcune frasi cancellate a metà, alcune macchiate di sangue che non sapeva appartenessero al cadavere o a lei stessa, e la sensazione di déjà vu la attraversò come un brivido ghiacciato: aveva già visto tutto questo, o lo avrebbe visto, o forse lo stava immaginando.
Il telefono vibrò, e dalla tasca uscì il brusio familiare della Zanzara, la radio accesa come un piccolo demone domestico. «Qualcuno ha dimenticato qualcosa... ma chi ricorda davvero?» disse, tra una risata e un commento sarcastico che sembrava uno scherzo crudele indirizzato proprio a lei. Bice strizzò gli occhi, cercando di afferrare il senso, chiedendosi se fosse un indizio, o un inganno, o una menzogna che il mondo aveva deciso di raccontarle per gioco. Guardò di nuovo il cadavere, cercando di ricordare se fosse ieri, oggi o domani che l’aveva visto lì, ma la linea temporale era liquida, i suoi ricordi si intrecciavano come fili di vetro che riflettono immagini impossibili.
Aprì il taccuino di nuovo e vi trovò il titolo di un giallo: Il Segreto della Casa Inesistente, e sorrise amaramente, amando e odiando i gialli con la stessa intensità con cui odiava il suo nome: sempre i gialli, sempre enigmi da risolvere, sempre misteri da decifrare, mentre la sua memoria si sgretolava pezzo dopo pezzo. «Se cercate la porta, guardate dove non c’è,» disse di nuovo La Zanzara, e Bice annuì senza sapere se l’aveva compreso davvero, se quella frase fosse la chiave di tutto o solo un gioco di parole destinato a tormentarla.
I suoi passi risuonarono tra i muri del vicolo, ma il suono non corrispondeva alla camminata; era come se i ricordi camminassero senza di lei, come se le ombre dei suoi passi fossero indipendenti dalla sua volontà, e i muri si deformassero leggermente a ogni movimento, come se respirassero, consapevoli del suo smarrimento. Si chinò a osservare la foglia morta che si era fermata accanto alla sua scarpa e per un attimo le sembrò di vedere un volto riflesso nella superficie lucida della strada bagnata: un volto che le sorrideva e che forse apparteneva a qualcuno che non ricordava di conoscere, o forse a Deva, che poco prima le aveva mandato un messaggio sul cellulare con una sequenza di numeri e lettere criptici, e Bice aveva annotato frettolosamente sul taccuino senza capire subito il senso, ma che forse, in qualche modo, la stava guidando verso qualcosa che non ricordava di dover trovare.
E mentre la notte tremolava sopra di lei, pulsando come un cuore instabile, Bice pensò ai giovedì pomeriggio con le amiche per il “club del libro”, una tradizione ormai più fatta di spuntini e pettegolezzi che di libri, e per un attimo le parve di essere di nuovo a casa, con Deva che rideva in cucina, con le amiche che discutevano di storie mai lette ma giudicate con ferocia, e capì che la notte era appena cominciata, che la confusione era solo l’inizio, e che il caso—il caso che avrebbe risolto senza mai capire come—era già lì, nascosto tra i buchi della sua memoria, pronto a seguirla, a sfidarla, a ricordarle che in un mondo dove tutto cambia e nulla resta fermo, l’unica certezza era il mistero stesso, e che Deva sarebbe stata il filo più solido in quella rete di ombre e ricordi liquefatti.
Se il libro suscita il vostro interesse, cliccate sul link che vi ho riportato a inizio articolo per poter acquistare il libro in preorder prima che la campagna finisca!

Nessun commento:
Posta un commento