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lunedì 18 febbraio 2019

Recensione: 'Quella notte il destino fu deciso' di Giada Bonasia

Ed eccoci con una nuova recensione, oggi vi parlo di 'Quella notte il destino fu deciso' di Giada Bonasia!



Titolo: Quella notte il destino fu deciso

Autrice: Giada Bonasia

Formato: Cartaceo (brossura), Kindle

Genere: Storico, Romance

Pagine: 610

Prezzo: 19,12€ cartaceo, 6,64€ su Kindle






Trama

È il 1339. L’Europa sta attraversando una grave crisi. L’aumento demografico, l’agricoltura, tutto si è fermato, niente va più avanti. Due potenze si scontrano in questo difficile scenario, l’Inghilterra e la Francia, che fanno da cornice alla storia d’amore e di tormento tra Armand e Marichelle, protagonisti, loro malgrado, di diaboliche macchinazioni e di perfidi raggiri. Il lungo periodo di guerra, scontri, riappacificazioni e di complotti tra Inghilterra e Francia – conosciuto come guerra dei cent’anni – sarà il teatro di questo incredibile romanzo che, tra intrighi, amori, tradimenti, amicizie e cospirazioni, ci coinvolgerà lasciandoci spesso con il fiato in sospeso, travolti dalle passioni, illuminati dalle speranze e spinti dal soffio del tempo che tutto lentamente trasforma e che ci spingerà al largo nel grande mare della vita.

Prima della recensione vera e propria faccio una piccola menzione al genere: è storico, ma ho volutamente aggiunto 'romance' in quanto è molto predominante nell'intero romanzo. Tutti i personaggi che andremo a conoscere, anche quelli secondari, hanno la loro travagliata storia d'amore quindi penso che sia necessario inserire anche questo genere nelle informazioni. Ma torniamo a noi: la vicenda inizia esattamente nel 1322 quando Loran perde la sua amata moglie Giselle, uccisa da quello che pensa sia il suo stesso re Sigismond. La ragazza, prima di spirare, riesce a dare alla luce la loro figlia per la quale il padre ha un destino ben preciso in mente. Decide infatti di vendicarsi del re che gli ha portato via la sua amata, di cui è convinto l'abbia uccisa perché anche lui innamorato di lei e che quindi non sopportasse di vederla tra le sue braccia. Loran scopre che anche il re ha appena avuto una bambina, e decide di scambiare le piccole. La sua intenzione è quella di crescere la figlia del re come un guerriero, alimentando l'odio verso di lui cosicché un giorno sarà la sua stessa figlia a ucciderlo. Arriviamo quindi al 1339: Marichelle è cresciuta quindi come un maschio, tanto che in molti neanche la riconoscono come una vera e propria ragazza. Celine, invece, è la 'finta' principessa di Francia, bellissima, regale e adatta al suo ruolo. La condizione del popolo però non è delle migliori: la peste che sta arrivando e la carestia stanno mettendo in ginocchio le condizioni generali della Francia, di cui il re sembra non interessarsene minimamente. Dapprima non lo sa nemmeno, e quando lo scopre non sa come intervenire. Su questo punto mi sarebbe piaciuto che se ne fosse parlato di più, posso capire naturalmente che è stato usato come 'background' ma qualche scena in più su questo argomento sarebbe stata gradita. Vediamo in contrapposizione la Francia con l'Inghilterra, ma quando il re parte alla volta del castello dei Leeds lasciando il suo castello alla regina Coleen, sarà quello il momento propizio per i danesi di attaccare. Ho apprezzato molto le scene di guerra, ci sono molti capitoli dedicati che però non annoiano e non rendono il testo pesante. Inoltre dell'intera storia mi è piaciuto non solo il periodo nella quale è ambientata, ma anche la grande quantità di personaggi. Ma di questo adesso ne parliamo nel dettaglio.

Personaggi

Come detto, i personaggi sono tantissimi. E la cosa bella è che per ognuno di loro viene dato il giusto spazio e la giusta storia. Anche i personaggi secondari sono di aiuto ai protagonisti e non rimangono lì soltanto per fare numero. Penso, per esempio, ad Almira e Thea, considerate come personaggi secondari ma che al fine della trama si rivelano essere utili e importanti per il proseguimento della vicenda. Quindi questa è una caratteristica che ho molto apprezzato anche perché immagino non sia stato facile destreggiarsi tra tutti loro. L'unica cosa di cui consiglio di fare attenzione quando ci sono così tanti personaggi è il punto di vista, che a volte è stato ballerino, ovvero appunto 'ballava' da un personaggio all'altro. Tra tutti loro naturalmente c'è chi ho amato e chi mi ha fatto rimanere molto a pensare. Ma tutto sommato, non ho odiato alcun personaggio in particolare.
Partiamo proprio con Loran, che da semplice contadino ha ereditato un feudo da quando ha salvato la vita del re. Per questo non riesce a capire come abbia potuto uccidere sua moglie incinta soltanto perché la voleva per sé. La vendetta lo logora e non fa un passo indietro, specialmente per quanto riguarda l'educazione di Marichelle e di suo nipote Armand. Si vede che li ama, ma con loro si dimostra duro quando serve e non ammette piagnistei. Penso che sia un uomo completamente accecato dal suo senso di vendetta tanto da non rendersi conto del male che fa indirettamente a entrambe le ragazze. Proprio per questo suo attaccamento alla vendetta, c'è un passaggio in cui non ho ben compreso il suo mutamento di carattere. Mi riferisco a quando, durante il suo secondo incontro con la regina Coleen, si dichiara innamorato e che per lei non penserebbe più a Giselle e alla sua vendetta. Che da una parte va più che bene, è anche giusto che Loran pensi ad altro, però penso che sia stato troppo repentino come cambiamento anche perché penso che la più adatta a lui sia Odette -e infatti sono contenta di come poi abbia preso piega la loro relazione, perché è un personaggio che se lo merita. Odette è una levatrice, ha fatto nascere Celine ed è sempre stata al fianco di Loran sin da quando lui aveva ancora Giselle, reprimendo quindi i sentimenti che provava verso di lui. Dopo la morte della moglie comunque sia non si è esposta particolarmente, rimanendogli però sempre accanto e incoraggiandolo in ogni sua scelta. Per questo penso che la più adatta a stare con Loran sia proprio Odette, ha un carattere generoso ma forte, è la donna che non lo ha mai abbandonato, che gli è rimasta fedele non facendo parola con nessuno riguardo lo scambio delle bambine. Certo, durante il corso degli eventi compie un gesto opinabile, ma sono felice per come sia finita per questo personaggio. Parliamo ora delle due protagoniste: Marichelle e Celine. Entrambe sono cresciute nell'imbroglio voluto da Loran e Marichelle si è sempre allenata, alimentata dall'odio del padre verso il re Sigismond. In molti casi la vediamo triste di questa situazione, specie quando viene denigrata perché non somiglia per niente a una donna per via dei suoi capelli e del suo modo di vestire. Allo stesso tempo però non rinuncia mai a un combattimento e più di una volta infatti riesce a salvare il lord inglese Stephan di cui si innamora. Anche Celine però si innamora di Stephan e Marichelle sente che non può competere con lei in quanto a bellezza e a eleganza. Nonostante infatti sia lei a salvare Stephan mentre Celine non fa altro che piangere, Stephan non potrà fare a meno di guardare la bellezza della finta principessa. Un amore però che comunque verrà contrastato dal re, che non vuole assolutamente che la sua figlia francese possa sposare un ragazzo inglese.
In questo intreccio amoroso c'è anche Armand, cresciuto insieme a Marichelle che ammira e ama per come è e non per come appare. L'ho trovato un personaggio dolcissimo, che dimostra quanto sia vero e puro il sentimento che prova verso Marichelle. Ogni volta che infatti la ragazza sta male, lui ha sempre una parola per lei. L'ho davvero amato e posso dire che sia uno dei miei personaggi preferiti e che la loro coppia la vedo divinamente. Non si scoraggia mai, anche quando vede Marichelle struggersi per Stephan. Eppure lui le sta sempre a fianco e quando appunto gli domandano perché lo fa, se non soffre appunto a starle vicino, lui risponde che lo fa proprio perché la ama e la vuole vedere felice. Trovo che sia un messaggio bellissimo e che fa acquistare sempre più punti ad Armand!
Un comportamento che invece non ho ben compreso è quello di Antohine nei confronti di Dominique. A volte si dimostra come un perfetto gentiluomo, a volte è spietato e oserei dire quasi 'crudele'. Non ho ben compreso il cambiamento di questo personaggio, che appunto a volte si dimostra amabile e altre volte no. A volte sembra amare davvero Dominique, altre volte sembra solo 'usarla' e basta. Probabilmente è proprio un personaggio volubile. Faccio un'ultima menzione anche a Pierre, che inizialmente non mi piaceva ma che poi ho imparato ad amare. Pensavo che fosse il solito bastardo del re pieno di propositi vendicativi, invece è dolce, stringe subito un bel legame con Marichelle e non compie nessuna azione disastrosa. Per questo anche lui mi piace.
In conclusione posso dire che: alcuni comportamenti mi sono risultati strani ma capisco anche che sia difficile maneggiare così tanti personaggi, tanto che io stessa non riesco a parlare proprio di tutti. Penso che al re Sigismond serva più polso fermo e che dovrebbe spiegare con più determinazione le sue motivazioni, cosa che renderebbe anche le sue relazioni molto più facili.

Stile

Parliamo ora degli aspetti positivi dello stile e poi darò alcuni consigli su come migliorare e affinare il testo. Innanzitutto c'è da dire che è un romanzo di ben 600 pagine, ma si legge molto velocemente perché il testo è pieno di discorsi diretti. Chi segue le mie recensioni da tempo sa che è una cosa che apprezzo tantissimo. I discorsi diretti servono per rendere più scorrevole il testo, per dare informazioni che altrimenti scadrebbero nel raccontato e per tenere alta la concentrazione del lettore. E su questo ci siamo. Ho notato inoltre che l'autrice utilizza lo show don't tell, le consiglio quindi di usarlo anche di più considerando che è sulla buona strada per renderlo ottimo. Qualche volta si cade nel raccontato ma sono casi davvero rari. Infine arriviamo al punto della cura del testo: ci sono alcuni errori di battitura, accenti e apostrofi sbagliati e alcune parole che in alcuni casi sono scritte bene e in altre male, ciò significa che c'è stata una semplice svista. Inoltre faccio notare come spesso manchi lo spazio dopo il punto. Queste però sono minuzie cui dovrebbe dedicarsi la casa editrice quando si fa correzione di bozze/editing. Consiglio quindi all'autrice in futuro, sia per una nuova edizione di questo romanzo sia per altro, di rivolgersi a una casa editrice free per avere la giusta cura che il testo merita. Detto questo, consiglio questo romanzo a chi ama gli intrecci amorosi nello scenario di un paese in guerra. Non fatevi spaventare dalla lunghezza!

giovedì 14 febbraio 2019

Recensione: ' Piccole vite infelici' di Stefano Labbia

E dopo la segnalazione, ecco qui anche la mia recensione di 'Piccole vite infelici' di Stefano Labbia!

Titolo: Piccole vite infelici

Autore: Stefano Labbia

Edito da: Maurizio Vetri Editore

Formato: Cartaceo (brossura)

Genere: Narrativa

Pagine: 96

Prima edizione: Settembre 2018

Link di acquisto: www.mauriziovetrieditore.com, oltre che su altre importanti piattaforme di vendita online



Trama

Nella Roma dei giorni nostri quattro personaggi in cerca di pace nella quotidianità caotica del mondo (a)sociale del nuovo millennio. Quattro persone si incontrano, si sfiorano, collaborano, vivono, si amano. Poi si perdono di vista, perdono opportunità, occasioni, fanno scelte (talvolta opinabili), si maledicono. Come se niente fosse. Come se tutto ciò che hanno condiviso nel passato recente non avesse alcun valore. Ne emotivamente, nè lavorativamente. Piccole vite infelici parla delle esistenze di Melina, Marco Marcello, Caio Sano e Maya in una Capitale d’Italia glaciale, non per il freddo ma per la nuda e gelida umanità che la anima. Una Roma multiculturale che fa da sfondo alle vicende dei protagonisti bramosi di essere finalmente valorizzati dall’altro e maledettamente insicuri e complessati nei loro confronti al contempo. Una città, Roma, che sa amarli per poi nascondersi tra le pieghe della sua imponente fragilità, raggomitolandosi su sé stessa per giocare al gatto con il topo con i suoi cittadini tutti. Che l’abitano, la visitano, la colorano. E poi la violentano brutalmente senza alcuna pietà.

Questo è sicuramente un romanzo che lascia molto a riflettere il lettore. Ci troviamo in una Roma stagnante, in cui niente sembra cambiare. Quasi ci si scorda della bellezza che ha, quando si è impegnati nella vita quotidiana che annienta completamente le energie. I protagonisti hanno molti sogni: sperano di riuscire a realizzarli e ce la mettono anche tutta, nonostante le loro vite siano ormai alla deriva. Quando si incontrano sono tutti animati dallo stesso desiderio: quello di riuscire a sfondare realizzando una web serie ideata da Melina. Tutti loro sono personaggi con alle spalle un bagaglio culturale adatto a questo progetto, c'è chi infatti viene cercato appositamente, come Marco Marcello, uno scrittore con tanti romanzi nel cassetto perché non ha ancora trovato il coraggio di mandarli a qualche editore. O come Caio Sano che potrebbe davvero dare una mano a Melina ma che alla fine si tira indietro. Abbiamo dei personaggi le cui vite si intrecciano e la cosa che più fa riflettere è che quegli stessi personaggi sono un po' come noi. Afflitti da quella che è la società moderna che sembra sorda a qualsiasi richiamo, in cui l'arte viene distrutta nonostante gli sforzi che una persona può fare. Arrivano al limite, e per loro non ci sarà un vero e proprio lieto fine nonostante tutti gli sforzi che faranno e questo per ricalcare ancora quanto la vita possa essere una vera e propria battaglia in quella che è una città che dovrebbe dare le migliori opportunità. Mi è piaciuto particolarmente il pezzo in cui Melina, arrabbiata con se stessa e con il mondo perché nessuno accetta la sua web serie alla quale ha lavorato così tanto, un giorno esce senza nulla con sé e si perde nella città di Roma, unendosi a un gruppetto di turisti. Ed è in quel momento che si lascia trascinare dalla bellezza di Roma, sembra guardarla con occhi diversi, gli occhi di un turista meravigliato che la vede per la prima volta. Senza niente con sé, se non se stessa, sembra quasi riscoprire la bellezza che ha ogni giorno a portata di mano. Quasi. Perché talmente presa a seguire gli altri turisti si ritrova per un bus in partenza per Firenze e anche quando riesce a ritornare sembra che quel viaggio l'abbia soltanto condannata. Ci rispecchiamo tutti nei personaggi: progetti che non vengono realizzati, viaggi che si fanno nella speranza di poter cambiare qualcosa, scelte di vita che ci danno solo contro, relazioni che non vanno nella direzione che vorremmo. Quella che ci presenta Stefano è la realtà cruda e spietata in cui siamo immersi ogni giorno. Eppure, nonostante tutto, nonostante anche alcuni personaggi 'mollino' i loro sogni, ci ho visto comunque tantissima voglia di fare e provare, anche se poi alla fine nulla va come dovrebbe. La colpa, infatti, non è secondo me dei personaggi stessi: certo, hanno molti difetti ma sono proprio quei difetti che rispecchiano quello che noi siamo davvero e ce li fanno sentire vivi. La colpa è proprio della realtà stessa in cui viviamo, in cui non c'è un appiglio per i desideri, anche se ci si mette tutta la propria volontà. Maya, per esempio, forse non fa un buon lavoro, tanto che gli episodi si rivelano un fallimento, ma la vediamo ottenere un altro impiego anche se pure quest'ultimo le causa molte difficoltà. Il suo epilogo non potrà che essere il peggiore.

Personaggi

Andiamo a conoscere più nel dettaglio i personaggi e cosa ci vogliono raccontare. Caio Sano è un quarantenne ateo, fumatore. Si unisce a Melina e a Marco nel progetto della web serie horror ma alla fine si tira fuori, facendo restare sconcertato lo stesso Marco che non ne capisce il motivo. Il suo sarà un vero e proprio discendere. Si sente così avvilito, così insoddisfatto della sua vita, anche con la sua compagna, che deciderà di farla finita. Non è una decisione presa alla leggera e mentre leggevo ero anche quasi sicura che in realtà non ci avrebbe mai provato: e invece mi sbagliavo. Caio ci prova eccome, anche se non riesce nell'intento. Questo sarà un atto di 'coraggio' che avrebbe dovuto mettere fine alle sue sofferenze, ma che in realtà gliele amplifica. Dopo il suo tentato suicidio non avrà nessuna illuminazione, nessuna presa di coscienza e un nuovo modo di guardare la realtà perché sarà la stessa vita a distruggerlo definitivamente, privandolo di tutto quello che aveva. Melina mette tanta voglia e dedizione nel suo progetto: raggruppa persone che pensa siano adatte e ci prova con tutta se stessa, anche se poi gli episodi si rivelano fallimentari. L'unico che sembra rincuorarla e farla stare meglio è Marco, che a differenza di Caio non aveva abbandonato il progetto, la ascolta sempre al telefono e cerca come può di tirarla su di morale. Le sue chiamate hanno l'effetto desiderato e Melina sembra calmarsi dopo aver parlato con lui. Ma non basta. Quando decide di riprendere in mano la sua vita, di cambiarla esattamente come avrebbe sempre voluto, annega nella disperazione. Abbandona l'università e questo fa infuriare la madre che la caccia di casa. Anche quando è disperata così tanto da prendere decisioni che dovrebbero portarla ad essere felice e concentrarsi su se stessa, non ha l'aiuto e la realizzazione che sperava. Quando ruba la carta di credito della madre e va ad abbuffarsi in un ristorante quella che ci viene mostrata è una scena che mette i brividi: quasi soffoca e muore nell'indifferenza generale di tutti che si accorgono di lei soltanto alla fine. E tra le mani non le rimane niente, e anche per lei l'epilogo non è felice. Marco sembra essere tra tutti il personaggio che forse ha una spinta in più: ci prova anche lui ma ogni tanto i suoi tentativi hanno un lieto fine, come quando riesce finalmente a trovare il coraggio di mandare i suoi scritti a un editore serio non a pagamento che glieli pubblica. Avrà un successo discreto, ma per Marco è già una vittoria, un qualcosa che è riuscito a superare. Si avventura, parte per Londra nella speranza di avere una nuova vita anche se poi torna a Napoli e scopre con terrore cosa è appena successo a Melina.
Non ha avuto relazioni facili: si era innamorato di Caterina e poi ancora di Rossana. Ma non era mai stato amore vero e dietro l'iniziale interessamento c'era in realtà un altro motivo. Come anche Amelia, che vuole soltanto farlo ingelosire e che per questo suo caratteraccio Marco la rinomina Wasabi. Di Marco si era innamorata anche Maya, ma non aveva mai confessato il suo amore perché ancora ricordava la pessima esperienza avuta con Lucio. Erano piccoli entrambi ma Maya sente come se quel dolore l'avesse accompagnata per tutta la vita segnando in modo irreversibile la sua sfera sentimentale.  E neanche per gli altri le relazioni vanno bene. Melina, tempo addietro, si era innamorata di Carlo, ma Carlo è fidanzato con una ragazza con cui dopo qualche tempo si lascia. Questo perché anche Carlo non era soddisfatto della sua vita ma almeno all'apparenza faceva sembrare tutto il contrario. Quello che vediamo emergere da tutti questi personaggi è una continua ricerca, una continua lotta che porta a uno sfinimento che li accomuna tutti. E leggendo di loro, delle storie vere e crudeli, ci sembra quasi di leggere di noi.

Stile

Il tutto ci viene raccontato nel vero senso letterale del termine. Lo stile è proprio quello del 'raccontato', è come se fosse un flusso di coscienza che imperterrito va a toccare tutti i pensieri e le azioni dei personaggi coinvolgendole in unico testo. I discorsi diretti infatti sono rari, ci si sofferma più sul pensiero che sull'azione stessa, stilisticamente parlando. L'unico consiglio che posso dare è di fare attenzione al sì affermativo che deve essere sempre accentato.
Detto questo, penso che sia la stile giusto per un romanzo del genere e che quindi consiglio davvero di leggere.


mercoledì 13 febbraio 2019

Recensione: 'Time Vampires. Codice Agatha' di Therry Romano

Dopo il BlogTour, inizia il Review Party! Oggi, 13 febbraio, è il giorno della mia tappa. Se vi siete persi gli estratti da leggere, potete recuperarli cliccando qui!



Titolo: Time Vampires. Codice Agatha

Autrice: Therry Romano

Edito da: Astro Edizioni

Formato: Cartaceo

Genere: Fantasy Romanca, Mitologia

Prezzo: 16,90€, acquistabile sul sito dell'editore






Trama

Kira, un’agente di una squadra “fantasma” assoldata da un’organizzazione privata, indaga sulla strana morte del professor Krainager, amico di Max, suo capo e tutore. Dopo essere approdata a Memphis sulle tracce di un sospettato, incontra Damien, un uomo misterioso che scambia per un militare. Al loro primo contatto fisico, Kira riceve una strana scossa e una sensazione sgradevole che la destabilizza e le fa comprendere che quell’uomo non è ciò che appare. Proseguendo nelle sue indagini, scopre che Damien nasconde un segreto e l’incontro con il suo discepolo, Jamal, solleverà il velo su una dimensione sconosciuta e affascinante, che cancella tutte le razionali certezze della ragazza.
Kira viene così catapultata nel mondo di esseri antichi, che appartengono a una élite di predatori. Simili a “vampiri”, sottraggono al genere umano una cosa di vitale importanza: il tempo.

Leggere questo romanzo è un'esperienza fantastica, non solo per la trama in sé, ma per come mescola vari generi permettendo quindi a una cerchia molto più ampia di lettori di apprezzarlo. Non abbiamo soltanto un urban fantasy, ma anche un thriller, un romanzo di mistero ed è la lettura perfetta per chi ama la mitologia greca. Kira è un'agente che ha appena ricevuto una nuova missione: deve cercare gli assassini del dottor Krainager e scoprire cosa è successo alla piccola Agatha. Ma proprio quando comincia a indagare scopre che c'è qualcosa di assurdo, di anormale che le sta dando contro. Capta segnali che non dovrebbe captare e i suoi occhi riescono a percepire qualcuno o qualcosa che sembra abbia una strana tuta mimetica. Quello che capirà alla fine è che non c'è nessun militare con una strana tuta adatta alla mimetizzazione, ma due ragazzi che letteralmente sembrano diventare invisibili a occhio umano. Jamal e Damien sono infatti due 'predatori' simili a vampiri ma che invece di succhiare il sangue, sottraggono qualcosa di ancora più prezioso: il tempo. Kira stessa proverà la terribile sensazione di aver perso ore delle sua vita senza essersene nemmeno accorta, ma una cosa c'è che lei può fare e che un essere normale non è in grado: riesce a captarli.
Una volta conosciuti meglio i due scoprirà dell'esistenza di una dimensione parallela popolata da diverse fazioni alcune delle quali in contatto con i dèi greci stessi. Ho apprezzato come viene data una spiegazione logica per tutto: in particolare quella del cristallo che grazie alla sua energia permette loro l'invisibilità e non la consapevolezza di quel mondo agli umani.
Ma ora che Kira è invece in grado di captarli sa che questa scoperta le sconvolgerà la vita: specie quando, mentre è alla ricerca di indizi, la sua preda le viene sottratta dalle grinfie e avverte nuovamente la presenza di un altro personaggio simile a Damien e Jamal. La sua ricerca di Metzi diventerà ben presto un lavoro più grosso di quanto si sarebbe mai immaginata.

Personaggi

La cosa bella dei personaggi è che questi interagiscono direttamente con gli dèi greci. Ho trovato molto utile l'appendice che c'è alla fine del libro dove vengono elencati tutti gli dèi con una piccola descrizione: credo che sia ottima per chi non è molto avvezzo alla mitologia greca o per chi vorrebbe soltanto dare una veloce ripassata prima di cominciare la lettura. Tra gli dèi che più compaiono abbiamo Demetra, Persefone, Ade e come non menzionare il simpaticissimo Ermes. Naturalmente non conosceremo soltanto loro ma anche tutti gli altri dèi, ognuno dei quali ha un compito preciso e si trova nella situazione di giudicare l'operato di Kira dato che potrebbe avere effetti proprio su loro stessi. Ho amato il carattere di Kira, come lei si comporta anche di fronte a un Dio: non perde infatti il suo carisma e specialmente le sue battute pronte. Non le importa infatti di avere a che fare con una divinità: dipende come quella si approccia con lei, non avrà di certo riguardo. Il suo è un carattere forte, deciso: è quello di una ragazza che è stata adottata e istruita per combattere e fare l'agente per missioni importanti e segrete. Questo suo passato l'ha plasmata in un modo tale da renderla tenace anche nelle situazioni più improbabili. Non la vediamo mai arrendersi o piangersi addosso e quindi non si farà mettere i piedi in testa, nemmeno da Zeus stesso. Come dice lei, bisogna aver timore di una bionda con le sue glock! Il suo viaggio la porterà alla scoperta di chi sono i suoi genitori e anche di chi e cosa rappresenta per lei Agatha. Questi sono stati colpi di scena che non mi sarei mai aspettata. Adoro quando sto leggendo un romanzo, faccio le mie supposizioni e non indovino. Significa che non era palese e l'effetto sorpresa dà proprio il giusto sapore che volevo. Inoltre ho anche adorato come si approccia e cosa fa con Ade: d'altronde lui, insieme ad Apollo, sono sempre stati i miei dèi preferiti quindi leggere la parte di Ade per me è stato davvero un piacere e me la sono goduta con quanto più interesse possibile. Credo che si sia dato il giusto carattere per ogni dio, che non si sia sfociato nel banale o nell'out of character, il che è molto difficile quando si parla di personaggi che già esistono nel nostro immaginario collettivo. Damien anche l'ho amato: inizialmente lo conosciamo come un personaggio che stava cominciando a stancarsi della vita eterna che stava conducendo. Obbligato a sottrarre qualche ora solo a particolari persone. Quando però incontra Kira, tutto per lui cambia, è come se avesse cominciato veramente a vivere dal momento del loro primo incontro. Lei è stata la sua svolta: anche se Damien non ha veri e propri sentimenti umani, qualcosa si accende in lui, un amore mai provato verso quella splendida ragazza combattiva. Il loro rapporto si basa sulla fiducia, sulla forza che hanno come squadra e sulla loro eternità. Sanno che ciò che promettono a loro stessi non avrà mai fine, per questo le loro scelte e decisioni son ben ponderate. Il discepolo di Damien, Jamal, è un ragazzo all'apparenza adolescente, simpatico e sempre pronto ad aiutare i due protagonisti: è il classico personaggio di cui ci si può fidare, con quel pizzico di allegria che lo rende amabile. Una menzione la vorrei fare anche per Haru e Max: Haru è il vice strategos addestrato da Nicia che subito forse non vediamo di buon occhio. Eppure a me era piaciuto sin dall'inizio e il suo cambio di comportamento non solo è motivato e giusto ma fa anche capire quanto sia diligente e capace di apparire come dovrebbe per ogni situazione. Max è invece l'uomo che ha adottato Kira e che l'ha istruita. Penso che sia un personaggio davvero buono e che la ama sul serio. Il loro rapporto, nonostante le scoperte che farà Kira e che la costringeranno per un momento a stare lontana da lui, non cambierà. Il loro amore rimarrà lo stesso e la fiducia non verrà scalfita. Vorrei parlare anche di Agatha ma lei è talmente dolce e meravigliosa che vi consiglio di leggere il romanzo per scoprirla per bene da voi!

Stile

Questo è un romanzo davvero molto lungo ma la lettura scorre fluida e pulita. Non ho trovato alcun errore e l'ho letto davvero con piacere perché viene utilizzata la regoletta d'oro così amata: lo show don't tell! Non solo: nel momento in cui è necessario dare una spiegazione l'autrice utilizza l'espediente più che ottimo, dei discorsi diretti: questo è il metodo che io preferisco e apprezzo di più. Non abbiamo quindi lunghe scene di descrizioni a volte noiose che il lettore tende a saltare, ma la spiegazione ci viene fornita in un contesto 'attivo' e il discorso diretto è sempre quello che tiene alta la concentrazione di chi sta leggendo. Ci ritroviamo inoltre a sorridere per alcune battute di Kira, che sono veramente carine e per niente pesanti, i colpi di scena ci spingono a procedere con la lettura e andare subito al capitolo successivo quindi anche il climax si mantiene sempre bello alto.
Per tutti questi motivi, mi sento di dare il punteggio massimo!


lunedì 11 febbraio 2019

[Segnalazione] 'Piccole vite infelici' di Stefano Labbia

Segnalo oggi 'Piccole vite infelici' di Stefano Labbia, premio Elison 2017 come miglior romanzo inedito!


Titolo: Piccole vite infelici

Autore: Stefano Labbia

Edito da: Maurizio Vetri Editore

Formato: Cartaceo (brossura)

Genere: Narrativa

Pagine: 96

Prima edizione: Settembre 2018

Link di acquisto: www.mauriziovetrieditore.com, oltre che su altre importanti piattaforme di vendita online



Trama

Nella Roma dei giorni nostri quattro personaggi in cerca di pace nella quotidianità caotica del mondo (a)sociale del nuovo millennio. Quattro persone si incontrano, si sfiorano, collaborano, vivono, si amano. Poi si perdono di vista, perdono opportunità, occasioni, fanno scelte (talvolta opinabili), si maledicono. Come se niente fosse. Come se tutto ciò che hanno condiviso nel passato recente non avesse alcun valore. Ne emotivamente, nè lavorativamente. Piccole vite infelici parla delle esistenze di Melina, Marco Marcello, Caio Sano e Maya in una Capitale d’Italia glaciale, non per il freddo ma per la nuda e gelida umanità che la anima. Una Roma multiculturale che fa da sfondo alle vicende dei protagonisti bramosi di essere finalmente valorizzati dall’altro e maledettamente insicuri e complessati nei loro confronti al contempo. Una città, Roma, che sa amarli per poi nascondersi tra le pieghe della sua imponente fragilità, raggomitolandosi su sé stessa per giocare al gatto con il topo con i suoi cittadini tutti. Che l’abitano, la visitano, la colorano. E poi la violentano brutalmente senza alcuna pietà.

Vi ispira? Potete leggere qui alcuni passi che mi sono stati gentilmente concessi.

Incipit

Aveva appena compiuto quarant’anni e da tutti era soprannominato Caio Sano. Caio perché ricordava, seppur di origini toscane, un romano verace, sguaiato, contraddittorio e pigro. Sano perché si professava un ateo – che ce l’aveva col mondo intero – e dunque, secondo la sua coscienza, era uno dei pochi sani in un pianeta di pazzi.
Caio aveva problemi di fiducia in se stesso, un po’ come tutti, direte voi. Ecco… I suoi problemi, però, erano un pelino più gravi. Seri. Forti. Radicati nel suo DNA. Era perennemente dominato da uno stato di agitazione quotidiana e ciò aveva avuto risvolti anche sulle sue condizioni di salute. Accanito fumatore, acquistava pacchetti di tabacco sfuso e, seduto in un angolo, si rollava le sue sigarettine che fumava a distanza di qualche minuto, una dopo l’altra. Amava il cinema, Caio. Il mondo dello spettacolo un po’ meno. Era un uomo alto, dinoccolato, si sarebbe detto un tempo, e magro. Salvo per il ventre prominente che pendeva all’ingiù, sino a formare una grossa piega di pelle tremula. Scherzando, Caio diceva a tutti che i suoi erano addominali. Solo un po’ “sblusati”. Caio,
fumava e beveva cappuccini rigorosamente bollenti. Da ustione al palato. Talvolta, assieme, vi mangiava biscotti o brioche. Ma solo se costavano meno di un euro. Caio amava il cinema e scriveva di cinema. Egli aveva un piccolo blog online che aggiornava saltuariamente, pubblicandovi articoli e recensioni che scriveva per conto di un sito specializzato. A stento riusciva ad arrivare alla fine del mese, trascorrendo gran parte del suo tempo in una casa a lui donata dai suoi genitori, in pieno centro a Roma. Quarant’anni.

Estratto

Il cast era formato ed avevano approfittato dell’occasione per girare anche alcune mini interviste, su spinta di Melina, pro raccolta fondi. Marco si mostrò titubante sul puntare tutto sul “Crowdfunding” anche alla luce dei costi della serie per la sola prima stagione che avevano ottenuto calcolandoli seppur sommariamente… Con la crew in parte acquisita ed il cast quasi al completo, adesso non restava che trovare un produttore per il web serie.
Marco e Melina vollero adoperarsi per avere i conti nel dettaglio. Caio si rifiutò. I conti non tornavano. La serie costava troppo e anche se non erano mai stati produttori, i due giovani sapevano in cuor loro che se non altro per quel motivo, non avrebbero trovato in Italia qualcuno così folle da investire in una web-serie horror sapendo già di andare in perdita. Ritornò di nuovo prepotente la parola “Crowdfunding” nel progetto di Melina. La ragazza incalzava, spingeva, visto che a parte qualche opinione positiva, niente di concreto era stato sancito dal giro d’Italia delle produzioni effettuato sinora. MM, seppur un po’ titubante, annuì e acconsentì quantomeno a provarci. Un
mese di campagna: social network usati in modo prepotente. Visibilità. Totale soldi raccolti? Zero. Si, zero. Sconsolati, i tre si sostennero – anche se Caio era sempre più amaro e sfiduciato in proposito. I progetti tra lui e Marco continuavano: Caio però era a tratti prepotente e voleva per forza imporre la sua visione delle cose su quella di MM.
Quest’ultimo, a volte trascinato dalla parlantina del toscano, si lasciava in qualche modo catturare e convincere. Talvolta desisteva e o posponeva il progetto o lo modificava ma a suo modo. In ogni caso, Caio si inseriva tutte le sante volte come autore assieme a Marco…
Anche solo per aver suggerito una modifica. Magari un accento o una virgola sfuggita al povero MM. Confuso e fiducioso, Marco, seppur a tratti a malincuore, accettava di buon grado la maggior parte dei suggerimenti del toscano perché reputava Caio Sano uno del giro, uno del settore da molto prima di lui. Che idiota… In breve la metà dei progetti, delle serie, dei film di Marco portavano anche il nome di Caio che così sperava anche lui, per la legge dei numeri, di recuperare qualche soldo in caso di cessione – vendita o similia, facendo il minimo sforzo e non cacciando alcuna idea. Idee, le sue, che si teneva belle strette. Ma poi, a dirla tutta, non ne aveva poi neanche tante, di valide. Una tantum se ne lasciava sfuggire qualcuna, parlando al telefono durante i suoi voli pindarici di ore ed
ore ed ore, e a Marco o non piacevano… o sembravano sciocche… copie di altre cose che aveva visto in giro…
Insomma, una sorta di fusion confusion, ecco. Ma stava zitto. Perché Marco non era falso: non avrebbe potuto dire crema al cioccolato qualora fosse stata merda. Il progetto di Melina, nonostante Marco e la giovane continuassero a lavorarci su, era in stand by. Così, le continue pressioni di Maya su Marco per girare dei mini episodi a zero budget per la sua serie web, ebbero la meglio

L'autore
 Stefano Labbia è un giovane autore italiano di origine brasiliana. 1984, nato nella Capitale d’Italia. Ha scritto e pubblicato, nel 2016, “Gli orari del cuore” per Leonida Edizioni, raccolta poetica che racchiude alcune liriche composte tra l’adolescenza e la maturità. Nel 2017 è tornato in
libreria con “I giardini incantati” (Talos Edizioni). Il Faggio Edizioni ha pubblicato nel 2018 la sua prima raccolta di racconti “Bingo Bongo & altre storie“. Questo è il suo primo romanzo.

Spero che questa segnalazione abbia stuzzicato la vostra curiosità in merito a questo libro!
Potete acquistare il libro direttamente sul sito dell'editore o ancora, cercarlo sulle piattaforme di vendita online!

sabato 9 febbraio 2019

Recensione: 'I racconti incantati' di Gloria Donati

Oggi parliamo di un libro per bambini, 'I racconti incantati' di Gloria Donati!


 Titolo: I racconti incantati

Autrice: Gloria Donati

Edito da: Europa Edizioni

Formato: Cartaceo (brossura)

Genere: Racconti per bambini

Pagine: 92

Prezzo: 9,50€





Trama

 Un mondo magico è quello dove a volte ognuno di noi vorrebbe rifugiarsi. Un luogo senza tempo, dove a narrare le vicende è la voce della fantasia. Così basta lasciarsi trasportare dalle parole di questo libro per entrare in un mondo popolato di piccole fate colorate, folletti dai buffi cappelli appuntiti, elfi, alberi centenari parlanti, unicorni, ma anche streghe malefiche e crudeli. Vagheremo in luoghi fantastici, tra le terre del Sud e Ovesfalda, nel regno meraviglioso di Feirivord, dove il tempo scorre in modo diverso che sulla nostra Terra, oppure ci perderemo nella bellezza di boschi, castelli e vallate, dove le paure a volte corrono sul filo di antiche leggende. Dietro a ogni storia si celano insegnamenti e ogni racconto è un'occasione per riflettere sulla vita. Età di lettura: da 8 anni.

Il libro è composto da quindici racconti per bambini: ognuno di loro narra le imprese eroiche che compiono i protagonisti o mostra il cambiamento di un personaggio scorretto che inizia a capire, tramite un insegnamento, i motivi dei suoi sbagli raggiungendo quindi una consapevolezza di sé e un perdono collettivo che gli permetterà poi di essere reintegrato nella cerchia familiare ( o amicale) di cui faceva parte. Ogni racconto ha sempre una morale diversa da insegnare, quindi sono dell'opinione che possono essere dei racconti certamente adatti per dei bambini: non solo infatti sono avventurosi perché nella maggior parte dei casi i personaggi si ritrovano a dover affrontare un viaggio fantastico, ma anche perché anche quando non c'è una vera e propria eroica spedizione, la tensione è sempre alta e ha un insegnamento da dare alla fine. I racconti sono anche intervallati da carinissimi disegni che rendono il testo ancora più vivo e certamente più allettante per un bambino. In questo modo possono vedere e riconoscere i vari personaggi dalle figure e interagiscono di più con la storia. Ma adesso andiamo a conoscere qualcuno dei protagonisti e l'insegnamento che si ricava dalle loro imprese!

Personaggi
Come detto, ogni personaggio ha un qualcosa da insegnare al piccolo lettore. Conosciamo il principe Kim che parte per un viaggio alla ricerca del padre e della sorella, sconfiggendo l'usurpatore al trono e facendo quindi emergere la sua vena eroica che è riuscita, non solo a fargli salvare la famiglia, ma anche a riconquistare ciò che aveva di diritto. In un altro racconto anche Victor, abbandonato quando era in fasce, scopre poi tramite un foulard di essere di sangue blu e da qui inizierà l'accettazione di se stesso in via di questa nuova e sensazionale scoperta. O ancora molto vivo è il richiamo che si vuole dare alla fantasia: come nel racconto di Kila e Sheila che attraverso delle pozzanghere finiscono in un altro mondo incantato, con le proprie bellezze e negatività, diventandone infine le principesse. Un altro molto bello e che ho davvero apprezzato è stato quello di Sony, la ballerina che non riusciva più a danzare dopo aver avuto paura di esibirsi davanti alla regina che la adorava. Dopo quell'evento per lei disastroso, l'insicurezza ha cominciato a divorarla non riuscendo più a ballare. Riuscirà infine a sconfiggere questa sua paura, tornando di nuovo a danzare magnificamente una volta che avrà di nuovo riacquistato fiducia in se stessa. A mio parere credo che questo sia un bellissimo messaggio da dare a un bambino, quello di non arrendersi mai davanti a nessuna difficoltà. Poi abbiamo Filippo, un trovatello che una volta cresciuto viene cacciato dal villaggio: quando torna è un medico e viene di nuovo accettato dalla gente che gli chiede perdono. Filippo, invece di serbare rancore, decide addirittura di aprire un suo studio in quel villaggio per aiutarli. Abbiamo altre storie di cavalieri e principi: come il cavaliere Osvaldo che, incaricato dal principe, ricerca il motivo del malcontento del popolo o del bambino che salva la sua famiglia e una principessa intrappolati su un'isola.
Mi è piaciuto molto anche il racconto della gallina Vanity che vanitosa e strafottente si separa dalle sue compagne perché non degne di stare con lei. Quando però viene ingannata da una volpe che la vuole mangiare capisce che la sua vanità non la salverà di certo: tornata dalle altre smette di essere vanitosa e ottiene il perdono delle amiche, arrivando quindi a un clime mite e amichevole oltre al fatto che la protagonista ha imparato dai suoi errori. Stesso identico messaggio è quello che ci viene mostrato nel racconto dedicato alla principessa Priscilla, anche lei viziata e superba. Ma quando sente arrivare il suo primo rifiuto, dal cavaliere che non accetta di regalarle il proprio cavallo, il suo atteggiamento cambia: prima ancora più in negativo dato che comincia a sbraitare ma sarà proprio questo sfogo che le farà capire non solo che non le servirà a niente ma che le persone che la circondavano sono essenziali per lei e che non può andare avanti senza di loro. Altro racconto molto bello è quello dell'agnellino e della farfalla che nonostante la loro evidente diversità fanno amicizia lo stesso. Un bel messaggio da dare, il volersi bene e coltivare un legame qualunque sia la diversità che ognuno di noi può avere. Ce ne sono ovviamente altri che trasmettono questi messaggi positivi, come anche il solo credere in se stessi e in quello che si è, piuttosto che cambiare. Sono quindi dei racconti che non solo fanno divertire un bambino ma gli forniscono anche un importante insegnamento.

Stile

Sono appunto quindici racconti che utilizzano uno stile semplice, pulito e appunto, raccontato.
Alcuni di loro sono in prima persona, altri ancora in terza. Lo stile del raccontato in questo caso ci sta eccome: sono appunto delle storie che vanno lette a dei bambini e bisogna utilizzare uno stile adatto a questi piccoli ascoltatori. L'unica cosa che posso consigliare è di 'spezzare' in più frasi alcuni passaggi lunghi e di prestare attenzione a delle ripetizioni nella stessa frase.
Detto questo trovo che sia un romanzo dolcissimo, che va benissimo per dei bambini che vogliono divertirsi leggendo delle storie avventurose e significative per la loro crescita. Come già detto, i disegni sono anche una chicca in più che certamente attireranno la loro attenzione, oltre al fatto che sono davvero carinissimi. Quindi, sì: consiglio questo libro per i piccoli lettori del domani.

 L'autrice

Gloria Donati è nata nel 1992 a Bracciano (RM). Si è laureata in Scienze dei Beni Culturali alla Tuscia e si è poi iscritta alla Magistrale a Roma Tre. Vincitrice del Servizio Civile Universale, è stata per un anno volontaria presso il Museo Napoleonico come accompagnatrice nelle visite. Ha partecipato a concorsi letterari ottenendo vari riconoscimenti: Centro culturale “Giuseppe Gioa- chino Belli”, Ibiscos, Cristian Enderson, Pontedera “Giovanni Gronchi” (primo premio ex-aequo negli anni 2006- 2010-2011, secondo premio ex-aequo nell’anno 2002), centro culturale “I giardini dell’anima” vincitrice del terzo premio per la festa della donna, Concorso letterario Giovanile “Roberto Bertelli” (due segnalazioni anno 2004-2005), partecipazione a Capit Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa Terzo Millennio Roma, concorso di narrativa e poesia “Franco Bargagna” (primo premio ex-aequo anno 2008). Ha pubblicato alcune poesie e storie e il libro fantasy Regno di Ehiart (Nep Edizioni, 2015).



venerdì 8 febbraio 2019

[Cover Reveal] 'La vendetta di Lord Hughes' di Fabiana Redivo

Oggi cover reveal per il nuovo romanzo di Fabiana Redivo! 'La vendetta di Lord Hughes'!
Ecco a voi la copertina in anteprima






Titolo: La vendetta di Lord Hughes

Autrice: Fabiana Redivo

Edito da: Dri Editore

Genere: Avventura, Romance








Questo romanzo uscirà il giorno 18 febbraio! E per tutti voi che lo prenoterete sul sito dell'editore a partire da oggi fino al giorno dell'uscita ufficiale avrete il libro scontato, a soli 0,99€ anziché 2,99€, prezzo che raggiungerà una volta ultimata la promozione.
Vi consiglio quindi di non lasciarvi scappare un'opportunità del genere e di approfittare subito dello sconto!
Ecco il link per poterlo acquistare:  https://amzn.to/2TFp6oo


Vi comunico inoltre che il giorno dell'uscita uscirà qui sul blog la mia recensione!
Se quinti siete curiosi l'appuntamento è al 18 febbraio!

giovedì 7 febbraio 2019

Recensione: 'La magia che è in me: Dahlia' di Daniela Marinangeli

Oggi nuova recensione, per un libro decisamente fuori dal normale. Parliamo di 'La magia che è in me: Dahlia' di Daniela Marinangeli!


Titolo: La magia che è in me: Dahlia

Autrice: Daniela Marinangeli

Edito da: Self-publishing

Genere: Urban Fantasy. Introspezione

Formato: cartaceo (brossura), Kindle

Pagine: 164

Prezzo: 13,08€ cartaceo, 8,77€ Kindle. Disponibile su Kindle Unlimited




Trama

 C'è una storia nascosta ai confini del fantasy, una storia che attende di indossare le ali per volare fino alla Luna ed oltre... Conoscerete Dahlia, una protagonista speciale con qualcosa in più. Vi conquisterà lungo il cammino che intraprenderà per la scoperta di se stessa e di nuove fantastiche vie che l'attendono. Viaggerai dentro le emozioni, i sogni, i desideri, le paure, per ritrovare il segreto della vera felicità e del vero amore. Un libro che aiuta a guardare la vita con occhi nuovi, che va dritto al cuore perché ci vogliono sia il sole che la pioggia per fare un arcobaleno. Lasciati conquistare dal fascino della magia! Un romanzo urban-fantasy, romantico, avventuroso, motivazionale.
Clicca qui per visualizzare il booktrailer.

Prima di iniziare con la recensione vera e propria credo che sia indispensabile per me fare un appunto riguardo il genere del romanzo. Ho riportato 'urban fantasy', così come lo cataloga l'autrice, ma subito dopo ho deciso di etichettarlo come romanzo di introspezione o se vogliamo anche di 'spiritualismo', che secondo me sono i generi che più si adattano a questo romanzo. Urban Fantasy è un genere in cui il fantasy classico, high, epic o qualsiasi altro sottogenere è ambientato nella nostra epoca in una grande metropoli -nella maggior parte dei casi. In questo contesto la 'magia' che viene raccontata non è quella di un fantasy, è ben diversa ed è un tipo di magia che possiamo ricollegare al sovrannaturale o anche, alla nostra semplice sfera quotidiana. La protagonista Dahlia sta vivendo un brutto periodo: suo padre è morto e il suo ragazzo l'ha lasciata. Non ha più amiche con le quali sfogarsi dato che nel periodo in cui è stata insieme a Damian, il ragazzo gliele ha fatte allontanare così come non può sfogarsi con sua madre, la signora Elenoir, dato che sono due mondi diametralmente opposti, ognuna rinchiusa nel proprio dolore. Il libro è tutto incentrato sull'evolversi dello stato di depressione di Dahlia. Grazie alla magia, intesa come incantesimi che pronuncia nei giorni di Luna piena, con l'utilizzo di erbe e oggetti particolari, riuscirà a trovare l'armonia che sta invocando. Si metterà in contatto con un'amica che non sentiva più, ricomincerà a uscire, a trovare un nuovo lavoro e a incontrare ancora l'amore: il tutto sarà un viaggio accompagnato dalla fede di Dahlia che ha nella magia, nei suoi incantesimi che sono un vero e proprio balsamo per la sua anima. Sa cosa fare quando è agitata o sente che qualcuno, come la portinaia, le ruba energia positiva per farla sprofondare nuovamente nell'abisso della depressione. A quel punto si concentra, si rilassa, e se può va a farsi una passeggiata nel bosco, un posto incantevole che sembra attrarla e che conserverà per lei un incontro davvero speciale, sovrannaturale.

Personaggi

La protagonista del romanzo è Dahlia, una giovane ragazza romana che è sempre stata felice nella sua vita. Si è diplomata, esce con le amiche, incontra un ragazzo speciale. Ben presto però questa sua vita così bella e che la fa sentire al sicuro viene squassata dalla morte di suo padre con cui aveva una relazione speciale. Si rinchiude in se stessa tanto che Damian, invece di starle vicino e sostenerla, la abbandona. Non ha più le amiche e con sua madre non riesce davvero ad esprimersi. Questo la farà cadere in una sorta di depressione che riuscirà a combattere facendo lunghe passeggiate sul lungomare o nel bosco. Questo le dà l'opportunità di riflettere su se stessa, di ciò che vuole e su come deve ricominciare a rinascere se vuole salvarsi. Dahlia è una ragazza 'magica': e sarà grazie alla magia che adopera che riuscirà in quella che sarà una vera e propria rinascita della sua persona. Durante il romanzo è stato interessante leggere come e quali sono gli incantesimi che utilizza: ne troviamo non solo la descrizione ma anche la formula che la ragazza pronuncia. Solitamente gli incanti migliori Dahlia li esercita durante la Luna piena, e nei momenti in cui è particolarmente depressa, riesce a calmarsi, a invocare un aiuto mentale e a concentrarsi sulla sua energia per fare in modo che si purifichi nuovamente. La vediamo anche come cerca oggetti che possano esserle utili, come lo sarà una scopa che scaccia le negatività e come cercherà di nasconderla per portarla a casa lontana dagli occhi di chi non la potrebbe comprendere. Cresce molto e si rafforza: la seguiamo passo dopo passo fino a quando non completa una vera e propria realizzazione di sé. Ha venticinque anni quando riprende per bene in mano la sua vita, quando sul posto di lavoro incontra Adrian, un bellissimo uomo che deve tenere un incontro sull'astronomia. Dahlia è ovviamente attratta dall'Universo, dalla Luna e non può che rimanere affascinata non solo da lui, ma di ciò che egli stesso ama e ne ha fatto fonte di studio e di vita. Tra i due si viene a creare una sinergia incredibile già dal primo sguardo: come se nell'universo due anime gemelle si siano finalmente incontrate dopo un lungo cercarsi. Adrian è un uomo studioso, attento e molto affascinante. Mette passione nel suo lavoro e vorrebbe che Dahlia ne entrasse a far parte. Nel romanzo lo vediamo infatti spesso in giro per lavoro dato che è costretto a spostarsi spesso, ma Dahlia lo aspetta e sa di aver fatto la scelta giusta. Ha trovato un uomo che la capisce in ogni dettaglio e che condivide i suoi pensieri legati alla magia dell'universo stesso. Decisamente differente da Damian che nonostante si fosse presentato all'inizio come un ragazzo romantico, si è rivelato poi essere eccessivamente geloso, possessivo, tanto da comandarle su come debba vestirsi e allontanandola dalle sue amiche.
Nelle lettere che si scambiano lei e Adrian infatti possiamo riconoscere lo stesso pensiero e lo stesso tono: sembrano muoversi davvero su un'unica onda.

Stile

In un altro contesto avrei consigliato l'utilizzo di uno stile differente ma questo è un libro basato sullo sviluppo e la crescita della protagonista. Passa da una profonda depressione a una rinascita grazie alla magia che lei esercita su se stessa e sul mondo che la circonda, e il messaggio chiaro che traspare è quello di non perdere mai la fiducia. Che anche quando ci succede un qualcosa di irreparabile, che sembra ucciderci, il tutto è accaduto per una ragione e l'unica cosa che bisogna fare è accettarla e andare avanti, contando sulle proprie forze. Il messaggio finale mi è piaciuto e l'ho apprezzato. Il motivo per cui ho detto che avevo i miei dubbi riguardo lo stile è perché è un raccontato. Quindi ciò significa che non appare lo show don't tell. Sono però dell'opinione dopo aver letto questo romanzo che il messaggio non fosse proprio nella storia in sé e di come questa viene raccontata ma piuttosto dal messaggio che traspare. E che quindi per questo motivo si sia usato il raccontato, perché ci viene spiegato come Dahlia riesce a emergere dal suo periodo tenebroso e insegna a noi lettori come possiamo emularla e trovare il benessere anche nella nostra vita. Quello che posso consigliare all'autrice è di comunque tentare qualche scena in show don't tell. Consiglio anche di fare attenzione alle ripetizioni e di accorciare scene in cui ci viene ripetuto un concetto più di una volta. Non ci sono errori né di ortografia, né di battitura il che è ovviamente sempre un punto a favore e inoltre si legge in un modo davvero scorrevole e pulito. Quello che avvertiamo sono i pensieri stessi di Dahlia, quindi è come se noi stessimo seguendo il suo flusso di coscienza e stessimo cercando di entrare nella sua testa per capirla al meglio. Per chi ha bisogno di un libro perché sta vivendo un brutto momento, per chi crede nella magia e negli incanti, questo è un ottimo libro. Ma può essere apprezzato anche da chi ne è incuriosito e vuole affrontare un 'viaggio astrale'.