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venerdì 8 gennaio 2021

Recensione: 'Il triangolo scaleno' di Mario Cipollone

 Oggi vi porto la recensione del romanzo di Mario Cipollone edito da Eretica Edizioni, 'Il triangolo scaleno'. Buona lettura!


 

 Titolo: Il triangolo scaleno

Autore: Mario Cipollone

Edito da: Eretica Edizioni

Genere: Narrativa

Formato: Cartaceo

Pagine: 172

 

 

 

Trama

 Da un’infanzia protratta e felice a un’adolescenza tormentata e senza fine. Dall’atmosfera ovattata e rassicurante della provincia a quella anonima ed estraniante della Capitale. Il precipitare lento, e poi irrefrenabile, dalla vita immaginata a quella dolorosamente subita. È la storia di Matteo e della sua incapacità di diventare adulto, di accettarsi, di vivere una vita normale. L’abisso come possibile esito finale. Il Triangolo Scaleno è un romanzo di formazione, ma anche di denuncia, tenero e crudo, tragico e ironico. È una storia di amore e di disillusione, di disperazione e di redenzione. È dedicato alle promesse irrealizzate, agli ambiziosi senza talento, all’esercito di musicisti, cantanti, attori, scrittori, calciatori... a quanti non ce l’hanno fatta

Questo è davvero un romanzo di formazione, un romanzo dove penso in molti si possano rispecchiare nel personaggio di Matteo. Spesso infatti nella lettura mi sono sentita di condividere alcuni dei suoi pensieri, come demonizzarne altri che vi spiegherò più avanti. Matteo è un ragazzo cresciuto in un piccolo paese, Cantagallo, e da piccolo ha iniziato a scoprire la passione per la musica suonando il flauto nella banda del paese insieme a suo padre. Matteo è nato e cresciuto nella convinzione che la sua fosse una famiglia perfetta, che lui stesso fosse perfetto. Sua madre infatti non perde l'occasione di vantarsi con gli altri della sua famiglia, di quanto lui fosse bravo a scuola o in altre attività e specialmente ci tiene a far vedere a chiunque entri in casa gli album di famiglia, tra cui c'è quello del suo matrimonio. Ci tiene a far vedere agli altri quanto siano felici e bravi. E guai se l'ospite non sfoglia l'album messo in bella vista apposta per essere guardato. Matteo è quindi così che cresce, in una bolla protettiva che gli impedisce di vedere la realtà dei fatti. Non riesce quindi bene ad afferrare che sotto quella patina di perfezione si nasconde ben altro e più crescerà, più si renderà conto che quella recita in qualche modo coinvolge anche lui. Si rende infatti conto di non essere perfetto come i genitori raccontano a tutti: forse quella sua eccessiva educazione iniziale gli ha precluso molte cose, come per esempio l'approcciarsi alle ragazze durante l'adolescenza. L'eccessiva protezione e recitazione che ha scombussolato la sua vita raggiunge il culmine quando Matteo si iscrive all'università, a medicina naturalmente, per seguire le orme di suo nonno che gli regala i suoi preziosi appunti. Ben presto Matteo si renderà conto che cercare ogni istante della sua vita di attenersi a ciò che dicono i genitori solo per mantenere un'apparenza, lo porterà ben presto alla ribellione. Una ribellione sia sana che malata che farà uscire anche il suo lato peggiore. In un certo senso la sua mutazione è stata più che giustificata: un ragazzo costantemente sotto i riflettori, costretto a essere bravo e giusto, a un certo punto deve scoppiare, sia in bene che in male. Scoppia sia per quanto riguarda il mondo esterno, che sembra essere lì a guardarlo compiere imprese perfette, sia interiormente quando infatti si rende conto che non può continuare a inseguire ideali prefissati dagli altri ma deve cominciare a seguire ciò che realmente vuole fare. Per questo quando Matteo andrà all'università inizierà a vivere per la prima volta, a lasciarsi andare, a frequentare ragazze, a non dare gli esami perché medicina proprio non gli si addice.
Mi è piaciuto questo passaggio perché è esattamente come si sentono molto ragazzi e ragazze quando sono condannati dalla famiglia ad avere un approccio verso il mondo esterno che per niente li riguarda e che mai li potrà portare alla felicità. E questa finzione, Matteo la avvertirà provenire proprio dalla sua stessa famiglia.

Personaggi

In realtà qui il vero protagonista è proprio Matteo e il suo modo di approcciarsi agli altri. In primis alla sua famiglia, che come detto prima, è stata la prima che lo ha illuso sia per quanto riguarda lui stesso sia per quanto riguarda proprio la sfera familiare. Crescendo Matteo si renderà conto che la sua famiglia non è perfetta, è tutta apparenza, che non è stato neanche voluto, è 'un aborto mancato'.  Ma loro continuano nel loro gioco, a fingere che tutto vada bene, basta che lui eccella in qualsiasi ambito. Matteo inizierà appunto a ribellarsi, come è giusto che sia, aggiungerei. Riesce a ottenere qualche vittoria dai genitori, come per esempio provare un'altra facoltà per poi riprendere con la sua vecchia passione, la musica, continuando a iscriversi a corsi su corsi. Ben presto però, anche la sua famiglia inizia ad allentare la presa. Vedendolo come uno che neanche l'avvocato vuole fare nonostante gli studi li abbia terminati, decidono di azzerargli i fondi e non di sostenerlo ulteriormente con i suoi corsi di musica. Matteo quindi dovrà rimboccarsi le maniche, anche se odia andare al lavoro. Anche se inizialmente quel posto gli era anche piaciuto. Una definizione che mi è piaciuta tantissimo nel romanzo è proprio quella del triangolo scaleno: vede rappresentata la sua vita esattamente come un triangolo, dove lati e angoli sono sempre in conflitto tra loro, tre angoli che si contendono un'area con un io, con una rappresentazione di ciò che davvero è. Questa battaglia interna lo sconvolge, lo umilia in qualche modo e lo fa sentire, da idolatrato quale era, non più adatto ad avere una sua parte nel mondo.
Certo, per quanto mi riguarda si è davvero comportato male con Sara e nonostante tutto quello che ha passato e con il quale continua a combattere, non ha scusanti. Sara è una bella insegnante, ama i suoi genitori, è schietta e gentile al tempo stesso. Matteo se ne innamora ma Sara ben presto capisce quanto a volte Matteo sia ipocrita, che forse non l'ha mai amata veramente perché pensa soltanto a se stesso. Se Sara avrebbe potuto rappresentare un'ancora di salvezza per Matteo, ecco che con le sue stesse mani la fa affondare. Effettivamente Matteo si comporta da egoista e non è sincero con lei, preferendo fingere di essere una persona migliore di quello che è. Matteo continua a essere ancora corroso dalla voglia di successo, sembra essere la cosa più importante per lui, che gli è rimasta ancorata dall'infanzia.
Questo suo interesse nel primeggiare, nel perseguire una strada che ora vuole costruirsi lui e lui soltanto, lo porta comunque a sbagliare e a perdersi di nuovo in se stesso.

Stile

Bellissimo stile, fluido e godibile nel quale riusciamo ad entrare perfettamente nei pensieri di Matteo. Non ho trovato errori di battitura né di ortografia. I dialoghi sono pochi ma l'ho apprezzato proprio perché era esattamente quello che serviva a questo romanzo, l'immergersi in un flusso che poi è la vita del protagonista nella quale possiamo anche rivederci. Mi è piaciuto come le cose siano state spiegate con calma e attenzione, facendoci capire come si sente Matteo anche se magari a volte non siamo d'accordo con lui.
Per questo motivo, lo premio con il massimo del punteggio.




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