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martedì 30 marzo 2021

Recensione: 'Il cielo di pietra' di N.K. Jemisin

 Eccoci qui per la degna conclusione del ciclo de 'La terra spezzata' di N.K. Jemisin di cui vi ricordo è vincitrice di tre premi Hugo consecutivi! Vi avevo già portato le recensioni dei due precedenti volumi ma per chi se li fosse persi eccoli qui: per leggere la recensione del primo volume clicca qui. Per leggere la recensione del secondo clicca qui. Ringrazio come sempre Oscar Mondadori Vault per avermi permesso di leggere il romanzo.

 

 

Titolo: Il cielo di pietra (La terra spezzata Vol.3)

Autrice: N.K. Jemisin

Edito da: Mondadori

Genere: Fantasy

Formato: Cartaceo & digitale

Prezzo: 9,99€ digitale, 15,00€ cartaceo




Trama

La Luna sta per sfiorare di nuovo l'Immoto. Se porterà la salvezza o la distruzione dell'umanità dipende da due donne. Essun ha ereditato il potere di Alabaster Diecianelli. Vuole usarlo per ritrovare la figlia Nassun e tentare di costruire un mondo migliore, dando una seconda occasione all'umanità. Ma aprire il Portale degli Obelischi non basta. Bisogna far tornare la Luna. Nassun ha sperimentato tutto il male possibile ed è giunta a una conclusione che sua madre non accetta: il mondo è troppo guasto per poterlo riparare. Meglio distruggerlo per sempre. Madre e figlia si ritroveranno l'una contro l'altra nell'ultima, decisiva lotta per la sopravvivenza o la fine dell'Immoto.

 Ci troviamo alla conclusione di un ciclo davvero soprendente: questi romanzi mi hanno catturato non soltanto per la storia estremamente originale, ma anche per lo stile adottato dall'autrice che cambia a seconda del personaggio che viene presentato, in una maniera introspettiva che ci permette davvero di capire a fondo le sue intenzioni, i suoi pensieri più reconditi, cosa deve sacrificare per salvare tutto.
Ormai sappiamo benissimo chi è Essun, abbiamo imparato a conoscerla dagli scorsi libri: ha cambiato identità, passando dall'infanzia all'età adulta e per come è adesso. Damaya, Syenite... tutte personalità che vanno a combaciare in un'unica protagonista, tartassata ora da ben altri problemi che poteva avere prima al Fulcro con i Custodi a sorvegliarla. Ha perso Alabaster, compagno che non aveva cercato ma che con il tempo aveva imparato ad amare e ora si rende conto che le sta succedendo la stessa identica cosa. Sta cominciando a diventare di pietra, il suo braccio ormai è inutilizzabile e capisce che quello è il prezzo da pagare per ciò che ha fatto fino a quel momento.
Se vogliono infatti far cessare le Stagioni, se vogliono quantomeno un equilibrio, anche se sarà labile e certamente non definitivo, allora bisognerebbe riportare la Luna. Prorpio come già sta facendo Schaffa con i nuovi orogeni nella loro comunità 'La luna ritrovata', dove si sta prendendo cura di Nassun, la figlia che Essun sta cercando disperatamente. Ma sarà proprio in questo romanzo che i loro destini, a distanza di così tanto tempo, si intrecceranno di nuovo, in uno scontro decisivo in cui i sentimenti l'una dell'altra saranno sconvolti in un qualcosa che neanche la stessa Nassun avrebbe mai potuto immaginare.

Personaggi
Arrivati a questo punto, conosciamo molto bene i personaggi della vicenda e ve li ho già illustrati nelle scorse recensioni. Ma c'è qualcosa che cambia in loro, che non sarà più come prima.
Essun infatti l'ho vista come un personaggio per niente arrendevole nel ricercare sua figlia, tuttavia a dispetto di alcune aspettative, capisce quando è il momento di mettere un freno a tutto quello che sta facendo. Capisce che è ora che Nassun segua la sua strada, che porti a termine quel compito che neanche sapeva le sarebbe spettato. In quell'ultima lotta non c'è di mezzo soltanto la salvezza del mondo, il non ripetersi delle Stagioni, ma c'è anche un'evoluzione del rapporto madre-figlia. Nassun infatti la vediamo inizialmente come quella figlia che porta rispetto alla madre ma ne è comunque distaccata. Il suo preferito è suo padre, Jija, e sa che questo è un controsenso. Ha ucciso suo fratello perché aveva scoperto che fosse un orogeno e lei stessa lo è. Ma Jija la vede con occhi diversi: lei può essere guarita, lei ha ancora una possibilità di salvezza a differenza del fratello. E Nassun vuole assolutamente significare ancora qualcosa per suo padre, vuole essere ancora la sua piccola, la figlia prediletta da proteggere, per questo non ha alcuna intenzione di deluderlo.
Ma il suo legame con Schaffa, vera sua figura paterna all'interno del romanzo, la porterà a farsi domande che culmineranno in quell'ultimo incontro che avrà con il padre dove si renderà conto, ora più che mai, che la sua orogenia non può essere semplicemente soffocata. Lei ha un destino da compiere e suo padre questo non lo potrà mai comprendere.
Non gliene dà neanche una vera e propria colpa perché purtroppo tutto il mondo vede gli orogeni, volgarmente chiamati rogga, come un male o da estirpare o da tenere sotto controllo.
Sia Essun che Nassun quindi si portano dietro le problematiche di essere come sono. Anche Essun, come ben ricordiamo, ha avuto da piccola dei ricordi non propriamente felici della sua famiglia, come la madre che l'aveva rinchiusa e abbandonata immediatamente al Fulcro. E quel viaggio, insieme a Schaffa, le aveva fatto comprendere che era meglio allenarsi ed essere la migliore piuttosto che continuare a essere compatita o peggio minacciata.
Schaffa è stata una figura maschile diversa per le due donne: lui stesso si rende conto di essersi comportato male con Essun ed è come se volesse rimediare con la figlia, come se gli fosse concessa una seconda possibilità. Ma ecco che i rapporti si raffreddano quando appunto Nassun incontra nuovamente la madre, quell'incontro che tanto aspettavamo dal primo romanzo. Nassun la vede come una madre estremamente seria, che non le ha mai concesso una carezza o una parola gentile. Ma sarà in quel momento che Nassun comprenderà appieno i sentimenti della madre, vedendola piangere delle lacrime che mai aveva visto solcare il suo volto. Anche stavolta mi è piaciuto moltissimo il personaggio di Essun, perché è il romanzo in cui secondo me è riuscita a consolidare i rapporti con gli altri, non soltanto con sua figlia. Incontra nuovamente Maxixe, sta sempre con Hoa, quell'amico mangiapietra che le è sempre stato accanto ma di cui adesso hanno piena fiducia l'uno dell'altro. Ma specialmente ha stretto un rapporto significativo con Lerna, personaggio che ho adorato in ogni sua sfaccettatura e proprio per questo motivo avrei desiderato per lui un finale completamente diverso. Lerna non si pone gli stessi interrogativi che ha Essun: è inarrestabile, e di questo Essun ne è consapevole, non tollera le sue giustificazioni, non finge che l'amore escluda il dolore. Per lui va bene così, proprio come viene. Ed è un ostacolo che la stessa Essun dovrà superare, insieme a lui.

Stile
Lo stile è quello che contraddistingue questo romanzo dagli altri. Specialmente quando abbiamo il punto di vista di Essun è come se il testo ci accompagnasse pian piano nella sua testa, si pone domande, si dà delle risposte ed è quindi come se noi seguissimo il suo flusso di coscienza.
Inizialmente questo potrebbe destabilizzare ma arrivati al terzo romanzo, non solo non vediamo l'ora di leggere, ma non potremmo desiderare di meglio. Per questo penso che la lettura di questo romanzo sia necessaria! Andiamo a scontrarci con uno stile di scrittura decisamente innovativo.
Così come non possiamo non rimanere coinvolti nelle vicende di Essun e Nassun, ognuna della quale deve fare i conti con il proprio destino, che piaccia o meno.
Una conclusione che mi ha lasciato una domanda aperta e di cui tanto vorrei conoscere la risposta, ma decisamente una degna conclusione.
Ne consiglio assolutamente la lettura.




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